<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0">
  <channel>
    <title>Numero 04|2012</title>
    <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/394</link>
    <category domain="http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/71">Numéros</category>
    <language>fr</language>
    <pubDate>jeu., 02 mars 2017 11:22:04 +0100</pubDate>
    <lastBuildDate>mar., 28 nov. 2023 08:44:27 +0100</lastBuildDate>
    <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/394</guid>
    <ttl>0</ttl>
    <item>
      <title>Gli umanisti dell’Italia del Rinascimento nelle collezioni dell’UQAM e di altri istituti pubblici e universitari montrealesi. </title>
      <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/396</link>
      <description>L’articolo presenta otto saggi, riuniti poi in un volume, Cinquecentine italiane e stampe veneziane nelle Collezioni dei Libri rari : otto studi bibliografici, filologici e letterari su otto volumi del XV e XVI sec. conservati presso il fondo dell’UQAM, l’Università del Québec a Montreal, e appartenenti ai generi più disparati, dalla poesia alla storiografia, dalla mitologia alla teologia, passando per la traduzione di opere antiche. La raccolta ha lo scopo di illustrare, attraverso l’esempio della Collezione canadese, lo sviluppo concatenato di arte, tecnica ed idee in Italia nell’era umanista e l’influenza che esse hanno avuto poi nella modernità del Québec. The article introduces eight essays, later collected in a volume entitled: XVIth century Italian and Venetian printed works in the Rare Book Collection. The collection consists of eight bibliographical, philological and literary studies of eight volumes from the XVth and XVIth centuries, stored in the library of the University of Quebec (UQAM), in Montreal. The works range from poetry and historiography to mythology and theology and also translation of ancient works. The Canadian collection aims to illustrate the combined development of art, technique and ideas during the Italian Humanistic Age. The collection demonstrates not only how literary works of the time were intertwined, but also its subsequent impact on Quebec entering the modern age. </description>
      <pubDate>jeu., 02 mars 2017 11:25:05 +0100</pubDate>
      <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/396</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Pensare un nuovo prodotto editoriale: Tommaso Porcacchi, Gabriel Giolito de’ Ferrari e la loro « Collana historica » </title>
      <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/412</link>
      <description>Nel 1563, lo stampatore veneziano Gabriel Giolito de’ Ferrari e l’umanista Tommaso Porcacchi iniziano la pubblicazione della prima vera collezione editoriale europea. Questo nuovo prodotto, chiamato Collana Historica, raggruppa un insieme coerente di opere di storici greci dell’Antichità e di teorici moderni della storia. L’operazione è qui descritta e studiata prevalentemente in base alle epistole dedicatorie dei singoli volumi, che volentieri si dilungano sulle intenzioni del progetto e sul lavoro preparatorio. Viene inoltre proposta una nuova riscostruzione del progetto il quale, anche se incompiuto nella sua realizzazione materiale, può essere proposto grazie a diverse fonti. In 1563, the Venetian printer Gabriel Giolito de’ Ferrari and the notorious humanist Tommaso Porcacchi launched the first genuine European editorial series. This new product, entitled «Collana historica», gathered together a consistent body of works by Grecian historians and contemporary specialists of history. The article addresses this event, essentially by concentrating on the dedicatory letters to be found in the various volumes that dwell on the designs of the project and on the preparatory work. I also put forward a new reconstitution of the project that, even though it remains materially incomplete, can be reconstituted through various sources. </description>
      <pubDate>jeu., 02 mars 2017 11:35:05 +0100</pubDate>
      <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/412</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Tradurre la frattura </title>
      <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/434</link>
      <description>Questo articolo è una riflessione sulla traduzione poetica, le sue difficoltà e ciò che tale esperienza mette in gioco. Nella poesia contemporanea c’è una parte di oscuro, una parola che pare sorgere da un abisso, frattura (Ungaretti) fra l’uomo e la verità. Se tradurre la poesia contemporanea è difficile non è certo perchè si deve spiegarne il senso oscuro ma perchè si deve accettare, lasciarle la sua parte oscura. Si sarà capito che questo breve studio non parla tanto delle difficoltà tecniche incontrate in tale o talaltra traduzione, ma, attraverso esempi concreti, dal francese all’italiano, di uno spirito, una concezione della traduzione: percorso che è una traversata, analogamente all’esperienza poetica stessa. « Translating the Gap » examines some of the difficulties, and what is at stake, when translating poetry. In contemporary poetry, there is something obscure, a kind of speech that seems to come out of an open abyss, akin to a gap (Ungaretti) between man and truth. Translating contemporary poetry is difficult not because one should explain its obscure meaning, but precisely because one must try and retain its very obscurity. The aim of this article is not so much to deal with the technical difficulties found is such and such a translation, but, through concrete examples chosen from translations from French into Italian, to convey a frame of mind, a conception of translation – an itinerary akin to a journey similar to poetic experience. gap, journey, obscure, open, poetry, translation </description>
      <pubDate>jeu., 02 mars 2017 11:54:59 +0100</pubDate>
      <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/434</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Carlo Betocchi : dai rumori del mondo all’atelier del traduttore </title>
      <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/439</link>
      <description>Quasi sconosciuta in Francia, e ingiustamente dimenticata in Italia, l’opera poetica di Carlo Betocchi resiste al tempo e resta una delle voci più forti e originali nel paesaggio poetico del ventesimo secolo italiano. « Poeta di passo » che si spostava secondo i bisogni del suo lavoro, uccello migratore dei cantieri, la sua poetica, la sua parola, cercano sempre una verità comune che lo ancora agli altri e irriga il suo canto fatto di una religiosità corporale e concreta. Nell’articolo sono proposte due poesie tratte dall’Estate di san Martino, a cui la lingua francese ha offerto ospitalità… Almost unknown in France, and unjustly forgotten in Italy, Carlo Betocchi’s poetic work lasts and remains one of the strongest and most original voices in the twentieth century poetic landscape, in Italy. He was a « mobile poet », following the needs of his work, like a migratory bird flying on construction sites ; his poetry, his words, are always looking for a common reality which anchors the poet to the others and nourishes his poetry, made of a bodily and concrete religiosity. This article proposes two poems from the collection Estate di san Martino ; they have been hosted by the French language… </description>
      <pubDate>jeu., 02 mars 2017 11:57:00 +0100</pubDate>
      <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/439</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Luoghi, spazi, esperienze del poetico </title>
      <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/451</link>
      <description>Il presente studio cerca di mostrare come l’atto poetico, essenzialmente indefinibile, si iscriva in una costellazione di segni e di forze che lo determinano e lo mettono in relazione con la nozione spaziale di « luogo », a cominciare dalla pagina stessa, già di per sé fonte di una problematica propria alla scrittura attraverso il rapporto fondante testo poetico / spazi bianchi e la dimensione verticale del poema, fino ai luoghi del « fuori », quando la pagina si apre su « altro da sé », in quanto la scrittura che lo attraversa è collegata da legami invisibili – non iconici, non mimetici – ai luoghi e alle cose del mondo. Scrivere significa entrare in questo rapporto costante, ma anche fuggitivo, di evocazione, di ricordo o talvolta di invocazione di luoghi e cose appartenenti alla sfera di un’esperienza percettiva o memoriale, prolungata da tutte le risonanze affettive e sensibili che tali esperienze hanno prodotto. Attraverso le nozioni di « soglia », « attraversamento », « raggi di mondo », questo saggio esplora le possibilità di pensare il luogo poetico come orientatemento verso l’« aperto », differente in ciò sia dalla semplice nozione fisico-geometrica di spazio, sia dal luogo puramente referenziale e geografico. This paper attempts to show how the poetic act, essentially indefinable, is part of a constellation of signs and forces that determine it and put it in relation to the spatial notion of « place », starting with the page itself, which is already the source of the question of writing through the founding relation between the poetic text and blank spaces, the vertical dimension of the poem, to the « Outside » places where the page opens onto « something else », because the writing is connected through it with invisible links – not iconic, not mimetic – to the places and things of the world. Writing is entering this constant (but also fugitive) relation – evocation, memory or sometimes invocation – of places and things belonging to the sphere of perceptual or memorial experience, prolonged by all the sensitive and emotional resonances that these experiences have produced. Through the concepts of « threshold », « crossing », « rays the world », this essay explores the possibility of thinking about the poetic place as an orientation towards « the Open », which is different in concept from the mere physical-geometrical space, and from purely referential and geographic space. blank spaces, crossing, links, place, poetic act, poetic text, rays the world, threshold, utopia </description>
      <pubDate>jeu., 02 mars 2017 12:00:45 +0100</pubDate>
      <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/451</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Rappresentazioni dello spazio sociolinguistico italiano nella letteratura dell’immigrazione : tra antico e neopluringuismo </title>
      <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/461</link>
      <description>Nel presente contributo si analizzano alcune opere della letteratura italiana dell’immigrazione degli scrittori Mihai Butcovan, Amara Lakaus, Tahar Lamri e Sumaya Abdel Qader. Lo studio è condotto secondo una prospettiva sociolinguistica che assume la letteratura in oggetto come un luogo in cui emergono diverse rappresentazioni del pluralismo linguistico italiano, antico e nuovo, attraverso delle forme di scrittura plurilingui. In this paper we analyse some works of the Italian literature of migration written by Mihai Butcovan, Amara Lakaus, Tahar Lamri and Sumaya Abdel Qader. Our study is conducted under a sociolinguistic perspective perceiving the literature analysed as a picture that shows different representations of the old and new Italian linguistic pluralism through some forms of plurilingual writing. </description>
      <pubDate>jeu., 02 mars 2017 12:01:59 +0100</pubDate>
      <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/461</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Meticciato e memoria culturale in Kkeywa. Storia di una bimba meticcia, di Carla Macoggi </title>
      <link>http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/477</link>
      <description>Se la memoria è uno dei fattori essenziali per costruire l’identità, sia individuale che collettiva, essa ha un ruolo importante anche nell’integrazione di un individuo in un dato gruppo sociale o etnico. L’articolo analizza l’influenza del meticciato – categoria storica e sociale emblematica della colonizzazione – sulla costruzione della memoria culturale in Kkeywa. Storia di una bimba meticcia di Carla Macoggi. Kkeywa è una bambina divisa tra le origini di suo padre e quelle di sua madre. La relazione tra la bambina e gli adulti rappresenta un momento privilegiato in cui si verifica l’assimilazione delle nozioni e delle conoscenze riguardanti l’identità. Imparare è un momento durante il quale si svela la difficoltà che può suscitare in un bambino la doppia appartenenza culturale. La protagonista vive da un lato la cultura di suo padre, già militare dell’esercito coloniale italiano in guarnigione nell’Africa Orientale e, dall’altra, quella di sua madre, etiopica. Essendo meticcia, la bambina è divisa tra due culture e non può integrarsi interamente a nessuna delle due. Da une parte subisce la violenza legata alla lacerazione identitaria – suo padre muore e sua madre si separa da lei mentre è ancora una bambina – e, d’altra parte, essendo stata educata come un’italiana, si accorge di aver respinto la cultura etiopica. Attraverso i ricordi dell’infanzia, la protagonista cerca di ricomporsi un’identità e di capire da dove viene. This paper attempts to analyse how the hybrid identity of a little Ethiopian girl has been formed in Kkweya. Storia di una bimba meticcia by Carla Macoggi. The novel analysed is set in post-colonial Ethiopia, once occupied by Italian Colonial Empire. Macoggi tells the story of Fiorella, a little girl born from the union of an Ethiopian woman and an ancient Italian officer. Her personal and social hybrid identity is shaped all along the tale between two culture groups of her origin: the Ethiopian and the Italian one. The girl undergoes the violence of her two culture groups connected by unequal relationships structured by colonial heritage. If according to Anzaldúa the half-blood is the supreme subject crossing different cultures, Macoggi explores the ambivalence and the difficulty of shaping an hybrid identity. </description>
      <pubDate>jeu., 02 mars 2017 12:03:29 +0100</pubDate>
      <guid isPermaLink="true">http://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/477</guid>
    </item>
  </channel>
</rss>