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Nel 2017, sulla rivista Cahiers d’Études Italiennes (n. 24)1, Emmanuel Mattiato concludeva un suo saggio in occasione dei 60 anni della morte di Curzio Malaparte evocando i « rares, trop rares recueils critiques consacrés à Malaparte ». E sottolineava :
Parmi les spécialistes, un nom émerge parmi d’autres : celui de Luigi Martellini, professeur à l’Università della Tuscia. Il est bien connu pour avoir dirigé et annoté les Opere scelte de Malaparte dans la collection « I Meridiani », et ses publications, par leur rigueur, font partie des textes critiques de base.
Ora, nel marzo 2025 e dopo altri libri sugli scritti del polemico autore toscano, Luigi Martellini pubblica una biografia particolareggiata, allegata a una sostanziosa panoramica (1196 pagine in totale) delle opere di Kurt Suckert (alias Curzio Malaparte), nella cui quarta di copertina si legge :
Autore tra i più discussi della letteratura italiana del Novecento, Curzio Malaparte (1898-1957) è un letterato di fama mondiale tradotto in tutte le lingue. Pochi scrittori possono vantare l’intelligenza, la sottigliezza surreale, le atmosfere magiche, la perizia, l’eleganza dello stile, la tecnica formale, la complessità, la matrice classica, l’ironia, la preparazione storica e letteraria di un Malaparte, paragonato a Chateaubriand, Proust, Malraux, ad Hemingway, Steinbeck, a Drieu La Rochelle ed altri.
L’autore pratese è definito da Luigi Martellini un « testimone [...] in prima persona di due guerre mondiali e di un’epoca, tra gli anni Venti e Cinquanta, tutta da riscrivere ». Soprattutto, precisa che « l’imponente sua opera (spesso sequestrata o messa all’Indice dalla Chiesa) viene qui ricostruita per liberarla dalle ormai individuate confusioni interpretative (che nulla hanno a che vedere con l’arte) ». La ragione messa in avanti da Martellini è chiaramente esposta in quella stessa quarta di copertina :
Tra le illeggibili superficialità nostrane e i ritardi culturali, Malaparte è stato uno dei più acuti interpreti della malattia e della nevrosi di questo vecchio continente (che definiva « marcio ») e la sua sincerità letteraria, l’ideale di libertà, il sogno umanitario, la visione cristiana, l’insofferenza al potere (le rivoluzioni trasformate in dittature e le dittature fatte passare per rivoluzioni), il coraggio di parlare, il senso analitico della realtà, sono stati svisati dalla critica che ha emarginato il suo nome, deformato il senso dei contenuti e manipolato le vicende esistenziali. Non è con l’omertà culturale e le etichette politiche che restituiremo quel « capitolo a sé della nostra recente letteratura » di cui parlava Montale, dove Malaparte a fatica era riuscito ad inserirsi « con caratteri tutti suoi ».
Il volume consta di un’introduzione – « Ragioni di un libro. Una forma particolare (Uno scritto di Palmiro Togliatti) » – che espone gli intenti del libro dedicato a un autore la cui reputazione divenne problematica a partire dal periodo 1922-1931, intervallo in cui il Malaparte prima aderì al fascismo per poi prenderne le distanze. Martellini menziona uno scritto di Palmiro Togliatti del 1931 in cui il leader comunista analizzava il movimento fascista ed enunciava alcune approssimazioni commesse nel definire le sue particolarità, il che impediva di vedere chiaramente il piano reazionario del fascismo dal quale Malaparte si divincolò. Per Martellini, seguendo la lezione di Renzo De Felice2 :
Se il fascismo è dunque una “forma particolare”, e se la dittatura fascista “è stata spinta ad assumere le forme” dei suoi tempi (che poi ha fatte proprie), da “fattori obiettivi” e “reali”, come diceva Togliatti, lo scrittore Malaparte appartiene a questa particolarità e a queste forme, ovvero nella presenza nel suo temperamento di uno o più motivi, non comuni a tutti, che hanno conferito o determinato in lui quell’aspetto speciale o peculiare o caratteristico che ha concorso a distinguerlo e che sono poi le qualità inconfondibili e i segni, originali e singolari, della sua vita e della sua opera.
Dopo l’introduzione si susseguono le due parti principali del libro. La prima, intitolata « Seguendo altre tracce di un’esistenza », propone in epigrafe una citazione di Roland Barthes tratta da Critique et vérité (1966) : « Il critico non può pretendere di “tradurre” l’opera e in particolare di chiarirla, giacché nulla è più chiaro dell’opera. Egli può invece “generare” un certo senso, derivandolo da una forma che è l’opera. ». Questa citazione rende palese l’intento di Luigi Martellini di stabilire un ritratto meno conforme alla “leggenda” di un Malaparte « avventuriero, mezzo Aretino e mezzo Cagliostro » (che è comunque un’autodefinizione nel Diario di uno straniero a Parigi), andando più vicino alla verità dell’uomo, anche se persiste qualcosa di un suo alone “mitico” (discutibile e controverso).
Si percorre dunque in questa prima parte la vita dello scrittore, con una ricca raccolta di dettagli, scandita cronologicamente, a cominciare dal periodo della prima guerra mondiale, passato quasi tutto su due fronti (Italia e Francia) e conclusosi nel 1920 con la stesura del futuro Viva Caporetto!, la fondazione del movimento dell’« Oceanismo » e il lancio della rivista ad esso associata.
Luigi Martellini si è ovviamente impegnato a precisare l’evoluzione della vicenda politica : Malaparte iscritto al PNF dal settembre 1922 al gennaio 1931 e l’attrazione al fascismo ; i dissidi e gli scontri con il movimento e le sue personalità – contrasti vissuti fino agli arresti e a un periodo di confino – ; l’amicizia con Piero Gobetti – che può apparire paradossale dato le ideologie opposte ma che fu sincera nel tempo – ; il “revoluzionismo” dell’autore pratese che ostentava un fascismo attento al proletariato e un’avversione a quanto pare sincera per il “mussolinismo” e il nazismo ; la confidenza con il cardinale Achille Ratti futuro papa Pio XI e quella con Palmiro Togliatti (nonostante i caratteri e gli ideali rispettivi, in chiara opposizione)3.
Martellini si sofferma sugli urti e sui conflitti in cui si era distinto lo scrittore : tra le altre, la faccenda della pubblicazione di Intelligenza di Lenin con l’interpretazione errata del titolo da parte dei gerarchi, oppure l’episodio dell’uscita de I custodi del disordine e di Vita di Pizzo-di-Ferro detto Italo Balbo, edito quest’ultimo in una contrattata co-edizione con Enrico Falqui, e ancora il colpo di fulmine di Technique du coup d’État stampato nel 1931 in francese poi in italiano e che aveva suscitato l’ira di Mussolini.
Ne risulta un’immagine di Malaparte come opponente al nazismo e al fascismo (e ai loro capi rispettivi) e in fin dei conti come feroce critico del popolo italiano, giudicato troppo spesso pronto a lasciarsi sopraffare da politicanti immorali (un pezzo interessante tra altri è la critica rivolta alle idee di Guicciardini, pubblicata nel 1932 nelle Nouvelles Littéraires, che fa del diplomatico fiorentino una specie di archetipo del malgoverno). Significativo il giudizio di Martellini sulla « leggerezza » dello scrittore riguardo alla reputazione di essere un « trasformista immorale » e all’« immoralità della società » in cui si muoveva.
Senza dissociarsi dai casi politici, Martellini dedica tuttavia molto più spazio alla vicenda letteraria ed editoriale di Malaparte (esplorando il dilemma tra l’ideale letterario e quello politico, in particolare nelle pagine 86 a 97). Infatti, più che l’individuo dalle “avventure” politiche spesso sfociate in sventure (arresti, confino, senza parlare delle asprissime e frequenti polemiche alcuni delle quali degenerate in duelli armati alla Barry Lyndon), il pratese è stato un autentico fenomeno letterario, al limite della grafomania con notevole produzione di racconti, romanzi, pièces di teatro e sceneggiature cinematografiche, e – last but not least – una ingente produzione d’articoli per riviste e giornali.
Un rilievo particolare è dato alla vicenda editoriale con la rivista Prospettive, che fu l’orgoglio di Malaparte e in cui venne infusa una varietà notevole di idee e opinioni (spesso e quasi sempre in contrasto con l’ideologia fascista, eppur sempre impressionante considerando le caotiche atmosfere – sociale e politica – dell’epoca).
Vengono rievocati da una parte lo stile « alato » del romanziere novellista e giornalista e dall’altra l’audacia (ovvero temerarietà) con la quale Malaparte andava contro ogni oppositore ai suoi ideali e i legami stretti con una folta schiera di autori (si veda per esempio la lunga lista di nomi di autori e intellettuali partecipanti, p. 134-127). Martellini accenna giustamente all’interesse del Malaparte editore per il surrealismo francese, difeso con le unghie e con i denti. Ma ci sono anche le pagine in cui si ritorna sugli atteggiamenti in un certo qual modo ambigui verso alcuni degli “amici” scrittori, fra i quali Alberto Moravia, ora degno di fiducia, ora criticato anche aspramente.
Alla fine di questa parte, vengono evocate con ogni particolare le diverse “missioni” in quanto inviato speciale o corrispondente di guerra, prima in Africa nel 1939 poi attraverso l’Europa in guerra a partire dal 1940. Il carattere dello scrittore, tendente a « frantumare le cose » (pagina 141), ha fatto dare alla sua penna il meglio nell’evocare l’attraversamento dell’inferno che era diventato il continente. Poi, nel dopoguerra, gli ultimi anni sono stati in qualche modo per Malaparte l’occasione di un ritorno (To Hell and Back, come disse Ian Kershaw a proposito dell’Europa) al contesto dell’epoca anteriore alla guerra, tra il processo (richiesto dallo stesso Malaparte) per discolparsi dalle accuse di essere stato fascista (venne difeso da Togliatti in persona), le polemiche ricorrenti con politici e scrittori, le considerazioni poco amene sul destino dell’Italia, della Germania e dell’Europa in genere, ecc… Ma si è anche trattato di un ritorno alle attività : giornalistica, editoriale e autoriale.
Martellini conclude con l’osservare che la morte è stata una “compagna di vita” di uno scrittore in veste di moderno Ulisse che, secondo la frase del Journal di Gide proposta come memoriale, si dedicò a scrivere per « mettere qualche cosa al riparo della morte »
La seconda parte, più cospicua, dal titolo « La scrittura della vita »), reca in epigrafe una frase di Maurice Blanchot tratta dal saggio L’espace littéraire che mette in relazione la scrittura e la morte, accompagnata da una citazione di Malaparte : « … quel che conta è quel che si scrive, è l’opera letteraria ». Queste 866 pagine considerano le opere famose, da Viva Caporetto! (1921) a Kaputt (1944) e La pelle (1949), e altre, spesso meno note ai lettori : per esempio la raccolta Le nozze degli eunuchi (1922), il “libro di storia romanzata” (definizione di Malaparte che gli rifiutava il qualificativo di “saggio”) Technique du coup d’État (1931), le due edizioni della Storia di domani (1949 e 1963), oppure la serie di racconti Sodoma e Gomorra (1931), Fughe in prigione (1936), Sangue (1937), Donna come me (1940).
È proposta inoltre un’esplorazione dell’opera teatrale e cinematografica, e vi si aggiungono i resoconti dei testi di Due anni di “Battibecco”, del volume Battibecco, e della raccolta Maledetti toscani. Non sono dimenticate le opere postume : da Io, in Russia e in Cina (1958) a Il ballo al Kremlino (1971), con l’accenno a una revisione inedita de Il ballo al Kremlino (finalmente pubblicata nel 2012). Le opere che hanno reso famoso l’autore, tra altre Viva Caporetto! / La rivolta dei santi maledetti, Kaputt e La pelle, sono presentate attraverso ampie e dettagliate sintesi (rispettivamente 44, 114 e 66 pagine), con riferimenti alle circostanze in cui sono state scritte le vicende, e delle analisi dello stile e dell’accoglienza al momento della pubblicazione. Le opere meno note sono presentate in modo più breve (per esempio solo dieci pagine per Intelligenza di Lenin), ma sempre attentamente e riccamente documentate sia nelle loro specificità stilistiche ed etiche che nel loro processo creativo.
Chiudono il libro di Martellini gli « Allegati » : « La pazzia d’Orlando. Una lettura ariostesca », « Saba-Malaparte : un’amicizia », « Malaparte e Togliatti (a proposito di un’Autobiografia) », « Viaggio e paesaggi (luoghi malapartiani di morte) », e una « Nota in margine a una casa di pietra e di mare » (accenno alla famosa sua villa a Capri, la « casa come me »). Il libro si conclude naturalmente con una densa bibliografia delle opere di Malaparte e della critica.
Va precisato in ultima osservazione che ogni parte viene accompagnata da un fitto apparato di note a pié di pagina, di cui non poche molto lunghe e dettagliate (si veda per esempio la nota finale alla relazione di Viva Caporetto! - La rivolta dei santi maledetti), le quali, pur appesantendo ovviamente la lettura, costituiscono in compenso uno spazio di riferimenti, commenti complementari e analisi di circostanze per nulla accessorio e assolutamente necessario per percepire al meglio la natura dell’opera malapartiana.
Luigi Martellini vive nelle Marche (Fermo). È stato allievo all’Università di Urbino di C. Bo, C. Varese e M. Petrucciani: con quest’ultimo ha discusso una tesi in Letteratura italiana moderna e contemporanea, su Gabriele D’Annunzio, pubblicata col titolo Il mare, il mito (Ateneo 1975, poi ampliata Carabba 2005).
Docente nella stessa Università e poi professore di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università della Tuscia ha scritto: Invito alla lettura di Malaparte (Mursia 1977), Matacotta (La Nuova Italia 1981, poi ampliato Carabba 2007), la Poesia delle Marche (Forum 1982) e più volte di Pasolini (Cappelli 1979, Le Monnier 1983), fino a Introduzione a Pasolini (Laterza 1989) e al Ritratto di Pasolini (Laterza 2006, tradotto in spagnolo dall’Università di Valencia 2010).
Per Carocci ha curato un commento alla Coscienza di Zeno di Svevo (2010), per la E.S.I. il volume Il sogno, la scrittura su Cardarelli (2003) e per Sette Città Identità di una terra antica su Tecchi (2010). Studi su Petrarca, Monti, Leopardi, Ungaretti, Pavese… sono in Atti di convegni e nei libri di saggi: Modelli, strutture, simboli (Bulzoni 1986); in Nel labirinto delle scritture (Salerno 1996); in Novecento segreto (Studium 2001) e in Altri labirinti (Sette Città 2015).
Ha collaborato alla Letteratura Italiana Contemporanea (Lucarini), a Novecento (Marzorati), a Progetto Letteratura (Einaudi Scuola) e alla terza pagina de “L’Osservatore Romano”. Scrive su riviste straniere (Parigi, Vienna, Tolosa, Madrid), sulla Rassegna della letteratura italiana e su Otto/Novecento.
Per la poesia, accolta con favore dalla critica, si veda il link: https://bombacarta.com/wp-content/uploads/2022/01/LiV-n.-49-MARTELLINI.pdf
Si ringrazia Alessandra Tamanti per la sua rilettura della recensione.

